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Torre del massarello 2018-03-26T20:11:04+00:00

La Torre del Massarello

L’austera Torre a pianta quadrangolare è una massiccia costruzione medievale che si eleva per 4 piani (circa 18,5 metri). La sua funzione originaria era di caposaldo angolare del sistema fortificato nella contrada di Borgonuovo, formatasi tra i secoli XII-XIII.

Anticamente era la residenza degli arcidiaconi del capitolo della cattedrale (al tempo del Concilio la carica era ricoperta dal canonico Martin Neideck).

La copertura è a falde ed è caratterizzata da capriate in legno; il manto di copertura è in coppi. Le facciate nord ed est della Torre sono caratterizzate da forature di dimensioni e fatture diverse che permettono di leggere le differenti epoche di intervento sulla torre: dalle aperture ad arco di fattura tardo medievale alle finestre architravate di fattura tardorinascimentale. Diverse sono le corniciature dal semplice arco a conci, a quelle caratterizzate da elementi lavorati con fregi, a quelle con architrave semplice. Sul lato nord è situato l’accesso principale ad un livello più basso rispetto al piano del marciapiede, è caratterizzato da un portale ad arco a tutto sesto.

A sud del corpo principale della Torre si sviluppa su tre piani un elemento architettonico di fattura tardomedievale, che ingloba il sistema delle scale che permettono l’accesso ai diversi piani dell’edificio Torre. Tale elemento è caratterizzato nella facciata sud da delle grandi forature al primo e al secondo piano e da un poggiolo in legno al secondo piano. Sul lato est si trova la porta di accesso rettangolare architravata, con corniciature in pietra lavorate a toro e trochilo.

L’impianto romanico, visibile oltre dagli spessori parietali anche dalla scelta dei materiali impiegati quali il calcare bianco e successivamente il calcare rosa proveniente dalle cave del Trentino, fu successivamente modificato in età gotica e fino alla seconda metà del
 Settecento, epoca in cui furono aperte le quattro finestre prospicienti via Santa Trinità e lo stile edilizio divenne più rifinito nei materiali.

Al primo piano sono visibili due decorazioni ad affresco:

  1. una rinascimentale con motivi di girali fogliati animati con putti, attribuibili alle migliorie del XVI secolo;
  2. una di gusto tardogotico in modo fluidamente continuo (ovvero senza corniciature delle pareti) organizzata in tre registri:
in alto corre una fascia a motivi fitomorfi, al
centro troviamo un motivo policromo a scacchiera, in basso un finto drappeggio.

Nella sala del caminetto si conservano lacerti di affreschi rinascimentali, che attestano l’esecuzione di lavori di miglioria nel
 corso del Cinquecento.

Addossato alla Torre ed al lacerto di mura che si dipartono sul lato est della stessa, si trova un fabbricato ad un piano fuori terra che prosegue, collegato da un passaggio coperto, a sud della Torre verso il confine con Palazzo Roccabruna posto ad ovest della stessa. I fabbricati sono di epoca più recente e derivano dalla trasformazione di tettoie e magazzini in edifici di pertinenza. La copertura di entrambi è ad una falda con struttura in legno e manto in coppi. Tale compendio forma parte del complesso edilizio denominato “Torre di Massarello”.

Il nome attuale deriva da quello di  Angelo Massarelli da San Sepolcro, segretario generale del Concilio ecumenico di Trento, che vi abitò nel ventennio in cui si tenne l’assise e in cui scrisse tutte le memorie del Concilio stesso (gli “Acta Concilii” e i “Diaria”). Nel 1546 vi prese alloggio anche il vescovo di Piacenza Catalano Trivulzio. Nelle case vicine vi alloggiarono  Ludovico Beccadelli, arcivescovo di Ragusa, Girolamo Gallerato, vescovo di Sutri e Mozio Calini, arcivescovo di Zara.

Il Massarelli

massarelliAngelo Massarelli di San Severino Marche fu il segretario e cronista del Concilio ecumenico di Trento.

Dimorò nella Torre per tutta la durata dell’assise, a partire dal 2 maggio 1545 fino alla fine del 1563. Nelle interruzioni dei lavori Massarelli si trasferiva a Roma come segretario di papa Giulio III.

Era giunto a Trento quale segretario del cardinale legato Cervini, per prendere i primi contatti con il cardinale Cristoforo Madruzzo.

Fu nominato segretario del Concilio nella congregazione generale del 4 Gennaio 1546 e nel 1557 il papa Giulio III lo elevò alla dignità episcopale, nominandolo vescovo di Telese. Concluso il sinodo si trasferì a Roma dove morì nel 1566.

Il suo famoso diario viene conservato presso l’Archivio Segreto Vaticano.

Gli atti del Concilio, da lui compilati, furono approvati da papa Pio IV e pubblicati a Roma nel 1564 col titolo “Canones et Decreta Sacrosanti Oecumenici et Generalis Concilii Tridentini”.

Ebbe un ruolo cruciale nel concilio poichè rappresentò un elemento di continuità attraverso le tre fasi del Concilium.

Il Concilio di Trento

Il concilio di Trento fu indetto da Papa Paolo III nel 1544 e si aprì nel dicembre 1545 con l’obiettivo di sanare i contrasti sorti con la Riforma Protestante di Martin Lutero (1517) e ristabilire l’unità della Cristianità conciliando protestanti e cattolici.

Approfittando della relativa calma in Italia seguita alla pace di Crepy (settembre 1544), papa Paolo III poté convocare il concilio (novembre 1544) che iniziò solennemente un anno dopo, il 13 dicembre 1545.

Il Concilio nasceva tuttavia con scopi, spesso nascosti, contrastanti: da un lato l’Imperatore Carlo V voleva che si riparasse lo scisma a tutti costi dato che governava su un vasto impero che includeva numerosi cattolici e protestanti, mentre il papa intendeva usare il concilio al fine di di chiarire definitivamente i dogmi teologici e affermare la superiorità della Chiesa e infine i protestanti intendevano sfruttare il concilio come palcoscenico da cui attaccare l’autorità del Papa e fare propaganda alla propria causa.

A causa di tali, neppur troppo nascosti, contrasti, si decise di far svolgere il Concilio in un luogo neutro e fu così che la scelta cadde su Trento: città geograficamente entro i confini italiani e quindi nella sfera d’influenza politica e culturale del Papato e dell’Italia cattolica, ma politicamente entro i confini imperiali e quindi entro la sfera d’influenza dell’Imperatore, inoltre Trento all’epoca era retta da un principe-vescovo simboleggiante la natura di città di confine tra Papato e Impero.

Il Concilio vide la partecipazione di vescovi e cardinali del mondo cattolico, assieme alla partecipazione di una sparuta delegazione protestante e durò, con varie interruzioni, ben 18 anni con 25 sessioni, due delle quali si svolsero a Bologna a causa della peste e delle temute ingerenze imperiali.

Aperto il 13 dicembre 1545 dal principe-vescovo di Trento Cristoforo Madruzzo, successore del famoso Bernardo Cles, il Concilio discusse di una vasta sequela di argomenti teologici: la Bibbia poteva essere interpretata soltanto dalla Chiesa, si specificava l’importanza e la sacralità dei sacramenti confermandone il valore, si ribadiva l’importanza della Diocesi e del ruolo del vescovo nella celebrazione di sinodi e visite pastorali, il Concilio sanzionava definitivamente l’importanza del libero arbitrio e stabiliva la sacralità del matrimonio e infine determinava le norme sulla venerazione dei santi e delle reliquie.

Malgrado tali imponenti risultati, il Concilio non riusciva a sanare lo scisma né a ricomporre l’unità del cristianesimo cattolico e protestando, anzi dava inizio alla Controriforma che inaugurava un periodo di lotta teologica, artistica e politica alla riforma protestante.

Ulteriori conseguenze del Concilio furono l’istituzione nel 1571 dell’Indice dei Libri Proibiti per combattere le influenze eretiche e l’accentramento del potere papale che determinò una maggiore attenzione devoluta ad aspetti politici piuttosto che sociali della Chiesa e iniziando un’involuzione conservatrice del Papato e della Chiesa Cattolica.

Il Concilio influì enormemente anche sull’arte: si stabilì infatti che le opere d’arte dovevano essere prima giudicate dalla Chiesa e che dovevano aderire alle Scritture, il lusso e le disinvolture tipiche dell’arte pre-conciliare sono banditi e il Concilio darà inizio ad un’epoca definita da alcuni “oscurantista”.

Tali regole andranno a colpire anche il “Giudizio Universale” di Michelangelo, che verrà sottoposto a modifiche volte a coprire le “parti vergognose e oscene”.